CAMPI DI MAIS E RISO CONCIMATI CON SOSTANZE TOSSICHE.
Si è proprio così, avete letto bene!! Tutto legale, permesso dalle normative europee, a patto che il fango che fuoriesce dal depuratore fognario prima, e dagli impianti di trattamento poi, sia stato trattato secondo la procedura prevista e presenti valori di sostanze chimiche tossiche che sono al di sotto dei limiti di legge previsti.
Ma qual’è questo tecnologico trattamento a cui viene sottoposto per la nostra sicurezza? Si aggiunge acqua e calce al fango che arriva dal depuratore fognario, tutto qui.
La cosa a parer mio è sconvolgente. Ma entriamo più nello specifico per capire meglio.
Questa pratica era già stata portata alla luce da un’inchiesta giornalistica nel lontano 2017, ma come si è scoperto è servito a ben poco visto che tutt’ora questa pratica è ancora in uso.
la pratica dello spandimento dei fanghi non è esclusiva del Nord Italia ma interessa anche altre regioni del centro e sud Italia. C’è anche da dire che questa pratica viene condivisa, con l’invio dei fanghi da una regione all’altra, in Lombardia ad esempio, che è la regione che effettua più spandimenti in assoluto, arrivano su base regolare i fanghi da Puglia, Lazio, Veneto e Liguria. Ma cosa sono questi fanghi di depurazione?
Sono un sottoprodotto inevitabile del processo di depurazione delle acque reflue. Ogni giorno, solo nella città di Milano, vengono depurati circa 600.000 metri cubi di acque reflue. Le acque reflue non sono altro che i liquami delle nostre fognature. A causa del processo di depurazione si calcola che ogni anno in Italia vengono prodotti un milione di tonnellate di fanghi di depurazione (sostanza secca). Si tratta di quantitativi enormi che occorre smaltire. Uno dei sistemi più utilizzati per lo smaltimento è lo spargimento su terreni agricoli, mentre un altro sistema, più costoso per l’impianto di depurazione che deve fare lo smaltimento, è quello dell’invio all’inceneritore. I fanghi sono da tempo utilizzati come fertilizzanti in agricoltura, dal momento che contengono fosforo e azoto, materie di base per i terreni.
Ma la domanda che sorge è questa: ci sono dei pericoli nell’utilizzare questi fanghi per il settore agricolo?
Si, presenta alcune criticità gravi, riconducibili alla possibile presenza di composti organici nocivi molto tossici. Si tratta in particolare di:
- inquinanti Organici Persistenti (PFAS, PFOS, PFOA (Sostanze Perfluoro Alchiliche, una famiglia di composti chimici usati prevalentemente nell’industria.)
- interferenti Endocrini
- sostanze farmaceutiche
- droghe d’abuso
- metalli pesanti
Lo spandimento dei fanghi in agricoltura è quindi associato a problematiche di inquinamento dei suoli, delle falde acquifere e potenzialmente delle colture per consumo animale e umano.
La Lombardia è la regione che in assoluto fa più spandimenti di fanghi in agricoltura, e sui suoi terreni agricoli, in particolare nella zona di Pavia, dove avviene la più grande produzione di riso in Italia, si riversano fanghi provenienti anche da altre regioni italiane. Vengono portati anche dal Veneto la regione più inquinata da sostanze chimiche, utilizzate dall’industria, bio accumulabili e potenzialmente tossiche, ritrovate nelle stesse acque superficiali, nelle falde e negli alimenti. Stiamo parlando dei PFAS. Pensate che da questi risultati la regione Veneto ha spinto a far analizzare il sangue della popolazione più giovane. Dallo screening PFAS delle ASL veneto è emerso che gli adolescenti avevano valori di Pfas fino a 30 volte più alti della soglia ritenuta di guardia da un punto di vista sanitario. Questi ragazzi sono oggi obbligati a sottoporsi ad una particolare procedura per ripulire il loro sangue e ridurre così il pericolo di contrarre una delle tante patologie che le ricerche scientifiche associano ai PFAS, come leucemie e tumori della tiroide. Dopo varie richieste e ricorsi di numerosi sindaci del Lodigiano e del Pavese, di annullare questa delibera, il 20 Luglio del 2018 il ricorso veniva accolto dal Tar Lombardia. Il Tar della Lombardia fece quindi un ottimo servizio per la salute dei cittadini abbassando il limite di legge delle sostanze tossiche rintracciabili nei fanghi, ma di lì a poco ci pensò il primo governo Conte a ribaltare le cose e rialzare il limite di legge per fare un favore a Regione Lombardia e alle imprese collegate al business della gestione dei fanghi. Immaginate in tutti questi anni quante persone hanno ingerito queste sostanze consumando prodotti agricoli irrorati da queste sostanze.
La legge italiana permette di destinare all’agricoltura non solo i fanghi generati dai processi di depurazione, ma anche quelli derivanti da alcune categorie di rifiuti industriali, persino chimici e farmaceutici.
Lo smaltimento di fanghi è un business molto redditizio, pensate che solo in provincia di Pavia sono presenti 9 impianti di trattamento dei fanghi. Si è creata un reciproca convenienza a usare i fanghi da parte di entrambi gli attori del sistema: gli agricoltori che accettano di ricevere i fanghi nei loro campi non devono comprare i fertilizzanti, e i depuratori fognari risparmiano nello smaltimento dei fanghi. Tutti tacciono sulle irregolarità, perché tutti ci guadagnano. Alcuni agricoltori lombardi hanno anche ricevuto mazzette di denaro per aver messo a disposizione i loro campi agricoli allo spandimento dei fanghi. Dalle risultanze dell’inchiesta fatta dai carabinieri è risultato che oltre 110 mila tonnellate di fanghi inquinati da idrocarburi e altre sostanze tossiche sono state sparse sui terreni agricoli. Purtroppo è un’amara realtà dove come sempre ci rimette sono i consumatori, la popolazione. Non mi meraviglierei del fatto che venissero usati anche per coltivazioni biologiche, ma preferisco non pensarci.


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