IL REGIME ALIMENTARE VEGANO E’ COSI BENEFICO COME DICONO O E’ SOLO MODA?
Sottolineo il fatto che non ho nulla contro chi sceglie di seguire una dieta Vegetariana, Onnivora o Vegana, anche perché personalmente, come ho spiegato già altre volte, odio essere etichettato o indentificato, come purtroppo in questa società oramai al collasso, abitua le persone a non avere più una propria identità o un pensiero critico. Cerco di esprimere al meglio un pensiero il più obbiettivo possibile, senza far parte ne dell’una ne dell’altra, analizzando in modo critico ma anche positivo i fatti come realmente sono. Poi ognuno fa le proprie scelte.
Il Veganesimo sta vivendo un notevole successo tra le generazioni appassionate di New Age e non solo. I Vegani rifiutano cibi animali per questioni etiche ed ecologiste, sostenendo che l’allevamento distrugga il Pianeta. Inoltre dicono che i nutrienti di origine animale possono essere sostituiti dai vegetali per ogni bisogno nutrizionale. Purtroppo la maggioranza del proseliti Vegan lo è per moda e non per Etica, poiché molti di essi portano scarpe di cuoio e prendono integratori di aminoacidi, ottenuti dalla lavorazione dei tessuti animali.
Altri si accostano al Veganesimo come chi si converte ad una nuova Religione, mostrando più un bisogno di regole e dogmi, a volte estremi e infondati, che di un approccio obbiettivo, volto a migliorare stile di vita e salute.
Ma senza sollevare polemiche, torniamo a quello che più ci interessa: la dieta vegana è così salutare come viene detto?
Molti prodotti vegani sul mercato, come burger, salsicce e formaggi vegetali, sono il risultato di complessi processi industriali e contengono lunghe liste di ingredienti, tra cui stabilizzanti, conservanti e coloranti artificiali. Mi riferisco a chi acquista totalmente prodotti vegani ai supermercati, e non a chi si autoproduce tutto o gran parte a casa, scegliendo accuratamente le materie prime, come faccio io. Purtroppo siamo una minoranza.
Questa industrializzazione del cibo vegano porta con sé diverse conseguenze. Da un lato, rende il veganismo più accessibile e appetibile per il grande pubblico, facilitando la transizione verso diete prive di prodotti animali. Dall’altro lato, però, si allontana dall’ideale di un’alimentazione basata su cibi integrali e minimamente processati, spesso con un impatto ambientale discutibile. Sappiamo benissimo, e nessuno lo può negare, che le multinazionali sono solo spinte dall’obiettivo di massimizzare i profitti, senza tenere conto dell’impatto ambientale e sociale della produzione su larga scala. La produzione di cibi vegani ultra-processati richiede energia, acqua e altre risorse, spesso in quantità simili o superiori a quelle necessarie per i cibi non vegani. Inoltre, il packaging e la distribuzione globale aggiungono ulteriori questioni ambientali. Continua a crescere l’offerta di prodotti vegani, acquistati sempre più spesso anche dai consumatori che non abbracciano uno stile di vita senza carne, pesce e derivati, nella convinzione che si tratti di cibi più sani e soprattutto naturali. Ma come potete analizzare da soli voi stessi, la reputazione di prodotti sani e naturali dei cibi vegani non regge all’esame delle etichette. Nella maggior parte dei casi per riprodurre un prodotto “onnivoro” in chiave vegana si usano numerosi additivi e aromi, necessari per riprodurre le caratteristiche sensoriali delle componenti di origine animale. In questi alimenti, per esempio, il formaggio viene spesso sostituito da una miscela di amidi e olii vegetali, con stabilizzanti e aromi, per dare un sapore accettabile. Oltre agli ingredienti poco “naturali”, spesso i prodotti vegani presentano squilibri da un punto di vista nutrizionale. In particolare, contengono spesso troppi zuccheri e poche proteine. Un’altra termine paradossale, che oramai hanno inculcato nella teste delle persone è “GLI ADDITIVI VEGANI”.
Ma di cosa stiamo parlando? Il termine “ADDITIVO” sapete a cosa si riferisce? Sono sostanze utilizzate esclusivamente dall’industria alimentare, sostanze deliberatamente aggiunte ai prodotti alimentari per svolgere determinate funzioni tecnologiche, quindi di naturale non hanno assolutamente nulla! Chi è pratico di cucina, lo sa bene che se non si fa uso di queste sostanze, creare texture, sapori e via dicendo, per creare prodotti totalmente vegetali simili a quelli, chiamiamoli “Originali” , non si riesce.
ADDITIVO SINONIMO DI CIBO ULTRA-TRASFORMATO. Avete mai sentito parlare di “AUSILIARI TECNOLOGICI”? Si tratta di sostanze, come gli enzimi, che vengono aggiunte durante il processo di produzione perché funzionali alla lavorazione, ma poi assenti nel prodotto finito. La problematica è che l’uso di queste sostanze, non lasciano traccia sull’alimento finito e di conseguenza non ci sarà traccia nemmeno nell’etichetta. Vi mangiate prodotti senza sapere realmente cosa c’è all’interno. La questione dell’ultra-trasformazione e dell’impiego di additivi e ausiliari tecnologici riguarda molto da vicino non solo i prodotti a base di carne, ma anche gli alimenti a base 100% vegetale, che trovate in tutti i centri di grande distribuzione, online compresa.
Leggere le etichette può aiutare a comprendere se in un prodotto siano stati usati additivi di origine animale, ed eventualmente evitarli, cosa che non si può fare, invece, come abbiamo visto con gli ausiliari tecnologici. Si potrebbe parlare per ore di questo argomento. Il pensiero finale è quello di “Preferire alimenti freschi”, non acquistare più al supermercato, nemmeno cibi già pronti. Pensate con la vostra testa, analizzate i prodotti che acquistate, smettiamola di identificarci come vegani, vegetariani e via dicendo, anche perché, come alcuni esempi che ho fatto di incoerenze e paradossi c’è ne sono tanti in questa tendenza alimentare. L’alimentazione sana non ha etichette di nessun genere, io personalmente prediligo un’alimentazione basata principalmente su vegetali, ma inserisco sporadicamente anche il consumo di uova, formaggi e carni. Il mangiar sano e’ una cosa che richiede uno sforzo personale, un ricerca, un obbiettivo, dedicando del tempo alla preparazione in casa del cibo, autoprodurci varie cose, rispolverando tecniche di conservazione casalinghe, che un tempo i nostri nonni facevano nel quotidiano.



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