IL VEGANESIMO Parte 1°
La riflessione che faccio in questo articolo susciterà sicuramente molti contrasti perché vado a toccare una tematica molto sentita! Riguarda l’alimentazione e nello specifico il Veganesimo!
Premetto che non ho la verità in bocca come del resto nessuno.
L’alimentazione è un aspetto molto personale, non c’è un protocollo da seguire che vada bene per tutti, ognuno di noi è un essere singolo e la dieta alimentare che ognuno segue può essere benefica per se stessi ma deleteria per altri!
Mi riferisco a una sana alimentazione e a persone le quali danno importanza e attenzione a questo aspetto, quelli che invece si nutrono di tutto ciò che gli passa davanti, non fanno testo non li prendo nemmeno in considerazione.
Possono incidere tanti fattori della nostra vita, come ad esempio il tipo di lavoro che svolgiamo, se siamo sedentari o sportivi, il nostro livello di salute e anche la nostra attitudine mentale!
Viviamo in una società che ci etichetta in continuazione e ci spinge ad identificarci in una determinata categoria, in questo caso parlando di cibo!
La stragrande maggioranza delle persone acquista cibo senza nemmeno leggere o saper leggere gli ingredienti di cui è composto, si fidano e si basano solo sui “Flyer Alimentari” o quello che propone la moda alimentare del momento e le pubblicità in genere.
Specialmente le nuove generazioni non danno più importanza al cibo che ingeriscono, sono tutti proiettati in un mondo irreale, effimero, tutti presi a scrollare in modo compulsivo il loro smartphone, tralasciando la vera essenza della vita!
Non voglio convincere nessuno e ne mi interessa farlo, cerco solo nel mio piccolo di sensibilizzare e informare in modo serio le persone, le quali poi faranno le proprie giuste scelte, mi auguro con la propria testa.
I fondatori della Vegan Society, che nel 1944 nel Regno unito teorizzarono un modo di vivere che escluda ogni forma di sfruttamento degli animali”.
I fautori di questa filosofia portavano a conseguenze estreme la scelta vegetariana, escludendo uova e derivati del latte, così come il miele (il nome “vegano” nasce dalla contrazione di vegetariano).
E non si limitavano al cibo, perché il rispetto per gli animali implica rinunciare anche a lana, seta, pelli: è uno stile di vita.
Allora il veganismo era una corrente di pensiero quasi esoterica, una sorta di setta.
Settant’anni più tardi su questa scelta è cresciuta un’industria multimiliardaria.
Forse alla deriva commerciale ha contribuito la stessa Vegan Society, che nel 1990 ha registrato il suo marchio (trademark) e da allora ha certificato più di 47mila prodotti alimentari, di cosmetica e di abbigliamento.
Per i più attenti si parla di un’industria, la differenza tra artigianato e industria è che nell'artigianato prevale la manualità ed è focalizzato sulla qualità e unicità, mentre nell'industria è standardizzato, automatizzato e orientato alla quantità ed efficienza. Tenete in mente questa differenza.
Già questo vi dovrebbe far riflettere.
Oggi siamo di fronte a un paradosso.
Quella che in origine era una scelta alternativa radicale ha dato luogo ad un mercato che riproduce molti dei meccanismi più perversi del sistema alimentare globale: la grande industria che domina il mercato, lo strapotere della grande distribuzione organizzata, e la prevalenza di prodotti di tipo industriale, sempre più lavorati, sempre meno naturali:
d’altra parte serve parecchia tecnologia per trasformare cereali e legumi in qualcosa che sembra carne o formaggio.
I colossi mondiali della produzione industriale di carne e dei suoi derivati e un piccolo gruppo di altre grandi multinazionali, insieme ai maggiori fondi di investimento del pianeta, si spartiscono i profitti del crescente mercato dei cibi che presentano come sostituti “ecologici”.
L’enorme successo di quel che l’industria alimentare ci propone oggi per salvare il pianeta è un processo molto simile a quello che decenni fa ci impose, con la propaganda e le consulenze scientifiche ammaestrate, l’impennata del consumo di proteine animali.
A forza di pubblicità e propaganda, pensiamo al caso dei fast food, il messaggio ha fatto breccia nelle culture e si è installato nell’immaginario come il modello da seguire.
Si è arrivati a disprezzare e ridicolizzare il cibo e l’agricoltura tradizionali, danneggiando così corpi e territori.
Ora, essendo ben consapevoli di cosa sia successo, e che le tendenze del cibo vegano stanno raggiungendo quote importanti, non possiamo non domandarci:
potrebbe essere che la storia si stia ripetendo? Quel successo è indotto in modo culturale? E, se sì, ci sono attori nuovi o si tratta di quelli di sempre?
Per quanto possa sembrare contraddittorio, sono proprio le principali aziende industriali transnazionali di produzione di carne a stare dietro gli alimenti che, a base di verdure o proteine coltivate in laboratorio, si presentano come sostituti della carne, del pesce, delle uova e del latte.
Facciamo qualche nome.
Le multinazionali che controllano il cibo mondiale da decenni sono: Cargill, Nestlé, Danone, ecc.
Inoltre, nel fare qualche facile ricerca, vedremo anche i fondi di investimento:
BlackRock, il più grande al mondo (che sostiene Tyson o JBS, tra gli altri), oppure Breakthrough Energy Ventures, presieduto da Bill Gates (che partecipa attivamente a Impossible Foods e Beyond Meat) stanno buttandosi in questo commercio.
Lo sbarco delle multinazionali del cibo in questo “segmento” non poteva essere compiuto senza la certezza di aver precedentemente sedotto la popolazione.
Con una “scienza” ammaestrata a dovere e grazie ai suddetti investitori – si occupano di trasmettere e fare lobby a favore di questi nuovi modelli alimentari.
Ripetendo come un mantra le meraviglie di questa dieta vegana per arginare la crisi climatica e garantire la salute eterna, sono riuscite a imporre una narrazione che è penetrata facilmente tra la popolazione come nelle amministrazioni.
La verità è che ridurre la soluzione a tutti i nostri mali al fatto di rimuovere le proteine animali dalle nostre diete non è solo un racconto riduzionista, è anche scorretto.
Perché invece non riconoscono la dipendenza dal petrolio per tante delle lavorazioni, per i trasporti e le plastiche che rivestono quegli pseudo-cibi?
La demonizzazione del consumo di carne e prodotti di origine animale da parte delle multinazionali ha spinto nel corso degli anni all’impennata dei consumi di cibi plant based,compresi i sostituti della carne come salsicce, hamburger e nuggets a base vegetale. Prodotti ultra processati (UPF-ultra-processed foods) che fanno ricorso ad additivi artificiali e con contenuti più alti in sale, grassi, zucchero.
E però pubblicizzati dai media, dalla Gdo e da numerosi documentari sponsorizzati e finanziati dalle stesse aziende che producono gli alimenti ultra processati a base vegetale come salutari e benefici per la salute umana.
Fatto sta che la maggioranza che segue la dieta vegana, che siate d’accordo o no, mangia schifezze chimiche create dall’industria, non è perché alla base ci sono le verdure significa che mangiano sano, la cosa va vista nella totalità degli ingredienti di cui è composto il cibo, la provenienza, come viene coltivato, la filiera produttiva e molti altri aspetti!
Vedendo la scarsa conoscenza sul cibo che la maggioranza delle persone ha, qualche dubbio mi viene!
Questo non lo dico io e’ sotto gli occhi di tutti, se negli scaffali e frigoriferi vediamo sempre più prodotti vegani significa che le persone acquistano, altrimenti non ci sarebbero!
Il discorso non è difficile da capire e non serve nemmeno avere tante dimostrazioni o studi al riguardo, il cibo vegano è l’ennesima schifezza modaiola della società moderna!!



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