LA CHIAMAVANO “ARTE BIANCA”.

 


C’è un gesto che non ha tempo, una tradizione del nostro paese che ci rappresenta da intere generazioni, quella di impastare il pane. Alimento capostipite della nostra cucina riconosciuta in tutto il mondo, purtroppo finita, perché con l’avvento della globalizzazione tutto è cambiato. Chiamata “arte bianca” un tempo, prima che scoprissimo la sostenibile convenienza dei fornai della Transilvania. Colpa del pane rumeno, precotto, surgelato, riscaldato. Si avete capito bene, proprio quello che acquistate ai supermercati e mangiate, ma anche quello che si trova nelle mense, ristoranti e nelle tavole calde dei self service. E’ tutto made in Romania. Altro che eccellenza nostrana!!! Lo cuociono nei forni di Bucarest, di Timisoara, di Costanza, di Cluj-Napoca. Costa meno della metà del nostro e ha una conservazione di due anni. 

Ma entriamo un pò nel dettaglio. 

Gli importatori sfruttano infatti la normativa italiana che permette di non segnalare la provenienza del pane confezionato in etichetta, così, a oggi, secondo Feder panificatori, il 20% del pane venduto nei supermercati arriva dalla Romania e dalla Bulgaria; una cifra confermata indirettamente anche dalla Coldiretti secondo cui nell'ultimo anno le importazioni di prodotti a base di cereali dalla Romania sono più che raddoppiate.
Motivo di questo successo il prezzo: circa la metà dell'omologo prodotto italiano, per un giro d'affari di circa 500 milioni di euro.

Chi vende pane confezionato che viene da fuori non è ancora obbligato a scrivere sull'etichetta la reale provenienza del prodotto, capite la truffa dove sta? Di quanta “merda” vi fanno mangiare senza dirvelo?

Tantissimi mangiano pane straniero, tra cui in genere anche quello a forma di baguette francese, e non sanno che è prodotto in Romania o in Bulgaria. Il 20% di quello che viene venduto nei supermercati arriva da lì. E’ pane precotto al quale basta poi un ultimo riscaldamento in forno». 

Ma poi scusate, rivolto a chi si rifornisce ancora in questi “centri di distruzione di massa”, avete mai visto dietro i reparti del pane, nella grande distribuzione, operatori professionisti che impastano, lievitano e cuociono il pane? Non vi è mai venuto il dubbio sul perché non vedete nessuno che ci lavora, ma vedete solo carrelli e forni? 

Attirano poi le persone con slogan quali: “Pane appena sfornato”, “Pane caldo”, “Sforniamo pane tutto il giorno”, “Pan del dì” e stupidaggini simili. 

QUEL PANE NON E’ FRESCO!!!! 

Dovete sapere che la legge vieta espressamente di chiamare fresco un pane che sia stato conservato, congelato o anche solamente completato nella cottura al momento della vendita. Pertanto questo tipo di pane sarà anche caldo, sarà appena sfornato, ma non è pane fresco! Si tratta di una dicitura alquanto fuorviante e ingannevole. Perché? Perché il consumatore leggendo questa scritta all’ingresso del supermercato ha l’impressione che in quel punto vendita si possa acquistare il pane fresco, appena sfornato. Questi pani precotti sono inoltre di bassa qualità e test di laboratorio dimostrano che contengono residui di diversi pesticidi e conservanti. Inoltre gli si aggiungono zuccheri e miglioratori delle farine, allo scopo di allungare la conservazione del prodotto e la morbidezza. Si mantiene commestibile per circa 2 anni grazie all’aggiunta di conservanti e speciali enzimi nell’impasto.

Vengono utilizzate delle farine pessime con la presenza costante di metalli pesanti come piombo, cadmio o tungsteno all’interno di questi impasti. 

Il costo sul mercato di un chilo di pane prodotto in Romania non supera i due euro al chilo. Meno della metà di quello esposto nelle vetrine dei nostri panifici (4-5 euro). «Questa è l'unica ragione per cui i consumatori continuano a acquistarlo. La filiera del pane rumeno si basa su un abbattimento dei costi di produzione e manodopera che l'Italia non può permettersi. Fino al 60 per cento e anche oltre. Cluj Napoca, a 440 chilometri da Bucarest, è la vecchia capitale della Transilvania, da lì e da altri stabilimenti come quello proviene gran parte del pane che invade supermercati e mense del Nord e Centro Italia. Così fa anche la Slovenia, che esporta ogni giorno quintali di pane diretto a Trieste e Gorizia. Il pane dell'Est, per ora, è un giro di affari da 500 milioni di euro.

Non acquistate più schifezze in questi centri di distribuzione di “cibo chimico”, imparate a farvi il vostro pane fatto in casa, non è difficile basta avere un po di voglia e dedicare del tempo, il consiglio non è solo per il pane ma per tutto quello che concerne la vostra nutrizione. 

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