L’IMPORTANZA DI RAGIONARE E UTILIZZARE LA PROPRIA TESTA.
Iniziamo questa riflessione menzionando il termine “Bias”!
Avete mai sentito parlare di questo termine?
Il significato di Bias in italiano è pregiudizio. L'etimologia del termine “bias” è incerta, ma studi accreditati collocano l'origine in Francia e nella lingua provenzale con la parola biais ovvero “obliquo”, “inclinato.
Ma perché ci interessa questo termine?
Sono distorsioni sistematiche nel pensiero e nel giudizio che portano a una percezione distorta della realtà, a giudizi affrettati o a decisioni errate. Nascono da scorciatoie mentali che il cervello usa per semplificare informazioni complesse e risparmiare energie, basandosi su esperienze e concetti preesistenti, ma che possono portare a errori di interpretazione e decisioni non razionali.
Ci interessano perché,questi Bias, sono proprio i nemici del “Senso Critico”.
I fattori principali che frenano il pensiero critico sono tre.
Bias dimensionali
Bias cognitivi
Bias culturali.
I bias dimensionali dipendono dal contesto in cui si vive: in queste “bolle” arrivano solo alcune informazioni filtrate. Possono essere bolle il Paese di provenienza, la famiglia, il quartiere, la scuola.
Anche sui social network ci imbattiamo in bias di questo tipo: quanto più ricerchiamo un certo tipo di contenuti, tanto più riceviamo lo stesso tipo di input finendo per ritrovarci in una bolla ristretta di informazioni sulle quali costruiamo un giudizio e un senso critico.
I bias cognitivi sono veri e propri “errori” di pensiero: comprensione, ragionamento, riformulazione di un’idea, interpretazione di un fatto. Tutti compiamo errori cognitivi.
I bias culturali che sono indotti dalla cultura di provenienza che orienta il pensiero e il giudizio. La famiglia, la religione, le abitudini, l’istruzione hanno un impatto determinante sul nostro modo di interpretare il mondo.
La domanda da porci è la seguente: Come posso sviluppare il pensiero critico e uscire da questa bolla?
È necessario fare esperienze del diverso!!
Ripensare alla visione dei fatti, senza dare per scontato, ad esempio, che l’accaduto o la notizia che ci viene data sia vera senza alcun dubbio.
Questo ci aiuta a prendere coscienza delle diverse sfumature della realtà.
Indubbiamente, “aprire la mente” è molto più faticoso, anche per il cervello, che accettare passivamente un pensiero imposto o prescritto dalla cultura o dal contesto sociale.
Il più grande dovere che abbiamo verso noi stessi è di non smettere mai di pensare con la propria mente. Viviamo in una società dove tutti parlano, tutti condividono notizie, opinioni, verità, pseudo verità, ma quante di queste sono realmente nostre?
Questo non significa rifiutare quello che dicono gli altri, ma saper filtrare, analizzare, valutare, per poi decidere.
Non dobbiamo passivamente accettare un’idea solo perché è popolare, comoda o ripetuta da molti. Il pensare con la propria testa, il pensiero critico è l’antidoto contro la manipolazione e la paura.
Pensare da se’ è anche una atto di coraggio, significa anche essere preparati a stare soli, contro corrente, pur di restare fedeli e coerenti alla propria verità.
Questo comporta anche sbagliare. Gli sbagli commessi con la propria testa valgono molto di più delle certezze prese in prestito da altri. Il proprio pensiero è sinonimo di Libertà, dobbiamo difenderlo, usarlo. È molto più facile infatti seguire, piuttosto che dover continuamente valutare con la propria testa. Ma facendo ciò rischiamo di vivere la vita che altri hanno scelto per noi.
Solo ragionando con la propria testa possiamo esercitare la nostra libertà ed essere consapevoli di ciò che avviene intorno a noi. Quindi se davanti a qualsiasi argomento o fatto ti viene qualche dubbio allora è segno che sei sulla buona strada!



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