OLIO DI SEMI DI COTONE
Contrariamente a quanto ci è stato detto, gli olii di semi industriali come la soia, la colza e l’olio di mais non sono “sani per il cuore” o comunque benefici per il nostro corpo e il nostro cervello.
Una combinazione scandalosa di donazioni a organizzazioni mediche, ricerche scientifiche discutibili e affermazioni di marketing non comprovate, hanno portato a classificare gli olii industriali come sani per il cuore.
In effetti, molte ricerche indicano invece che questi olii ci stanno facendo ammalare.
Si tratta di olii altamente lavorati dall’industria estratti dai semi di alcune piante, una fra queste è l’olio di semi di cotone.
Originariamente utilizzato nel processo di fabbricazione del sapone, questo olio poi è finito nei nostri piatti in tempi alquanto recenti – all’inizio del 1900 – ed è quindi lecito chiedersi per quale motivo questo sia accaduto.
Si tratta di uno dei più economici olii vegetali di produzione industriale ed ha trovato, specie nei paesi produttori, un diffuso utilizzo anche alimentare nonostante l'olio non raffinato sia considerato non edibile.
L’olio di cotone, come ho già detto, inizialmente era utilizzato per creare il sapone, venne presto sostituito a favore di nuovi e più efficaci prodotti per la sua preparazione e venne relegato a una sorta di “rifiuto tossico”.
Nonostante questo, i produttori di sapone avevano compreso che, grazie a un processo di alterazione chimica dell’olio di cotone detto “idrogenazione”, lo stesso poteva essere trasformato in un grasso di cottura solido simile al lardo, ma meno costoso.
Da quel momento, siamo agli inizi del 1900, un olio precedentemente classificato come “rifiuto tossico” divenne parte integrante della dieta americana.
Presto, altri oli vegetali seguirono.
Come la soia, negli anni ’50 negli Stati Uniti considerata come l’olio vegetale più popolare del paese, ma anche gli olii di colza, mais e cartamo che seguirono poco dopo e, negli ultimi anni, quello di vinacciolo.
Il basso costo di questi olii da cucina, tra cui l’olio di semi di cotone, combinato con il marketing strategico da parte dei produttori, li ha resi estremamente popolari nelle cucine americane e poi di tutto il mondo, anche se il loro uso non ha precedenti nella storia umana.
Pensate che in agricoltura ed orticoltura, la tossicità dell'olio di semi di cotone non raffinato può essere sfruttata per il controllo delle infestazioni da insetti.
Solo questo basterebbe a far capire da che qualità si parte per ottenere questa “spazzatura alimentare”.
L'olio di semi di cotone viene utilizzato come olio per insalata, maionese, condimenti per insalata e prodotti simili a causa della stabilità del suo sapore.
Essendo prodotto con processi di raffinazione alcalina, atti a decolorarlo e deodorarlo quasi completamente, l'olio di cotone ha tipicamente un tenore di acidi grassi liberi molto basso, caratteristica che lo rende idoneo addirittura per le fritture.
Per essere idonei al consumo da parte delle persone questi olii industriali estratti da soia, mais, semi di cotone, semi di cartamo e semi di colza subiscono un processo ben poco naturale: devono infatti essere raffinati, sbiancati e deodorati, per coprire il loro odore rancido.
Il procedimento è il seguente:
Dopo essere stati raccolti, i semi:
vengono riscaldati a temperature estremamente elevate causando l’ossidazione degli acidi grassi insaturi nei semi e creando sottoprodotti nocivi per la salute umana e animale.
vengono quindi elaborati con un solvente a base di petrolio per massimizzare la quantità di olio estratto da essi.
vengono deodorati con prodotti chimici per coprire l’odore sgradevole che hanno naturalmente, producendo grassi trans notoriamente dannosi per la salute umana.
infine, vengono aggiunti più prodotti chimici per migliorare il colore degli olii di semi industriali.
Questo tipo di lavorazione, oltre a creare un olio privo di sostanze nutritive, comporta necessariamente la presenza di residui chimici, grassi trans e sottoprodotti ossidati nel prodotto finale che poi finisce nelle nostre cucine e, come ingrediente, di tanti prodotti confezionati – anche quelli biologici.
Se si analizza la storia degli olii di semi industriali e il modo in cui vengono prodotti e utilizzati, è facile capire per quale motivo sono così dannosi e nocivi.
1 Secondo i ricercatori, innanzitutto, il consumo di questi olii non si accorda all’organismo che non è progettato per un consumo così massiccio di queste sostanze. Questa situazione, insieme all’utilizzo smodato di carboidrati raffinati, porta a uno sfasamento evolutivo contrario alla nostra natura e alla nostra genetica con la conseguenza di farci ammalare di più.
2 Gli oli di semi industriali sono altamente instabili e si ossidano facilmente dopo l’esposizione a calore, luce e input chimici creando due sostanze nocive: i grassi trans, ben noti per la loro capacità di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2, e i perossidi lipidici, sottoprodotti tossici che danneggiano il DNA, le proteine e i lipidi delle membrane in tutto il corpo, favorendo inoltre l’invecchiamento e lo sviluppo di malattie croniche.
3 sono pieni di additivi sintetici per scongiurare l’ossidazione e l’irrancidimento. Questi additivi hanno effetti cancerogeni ed endocrini e potrebbero anche favorire lo sviluppo di allergie alimentari.
4 Gli olii di semi industriali provengono da piante geneticamente modificate come mais, soia, cotone e colza. Le colture geneticamente modificate non sono ancora state sottoposte a studi approfonditi in merito alla loro sicurezza a lungo termine.
5 Questi olii vengono spesso ripetutamente riscaldati nei ristoranti e dai cuochi in generale, riducendo i costi ma amplificando gli effetti dannosi e tossici dell’olio industriale. Fra l’altro, il riscaldamento ripetuto di olii di semi industriali esaurisce la vitamina E, un antiossidante naturale, mentre induce la formazione di radicali liberi che causano stress ossidativo e danneggiano il DNA, le proteine e i lipidi in tutto il corpo. Ecco perché gli olii di semi industriali riscaldati ripetutamente sono associati a pressione alta, malattie cardiovascolari e danni intestinali e al fegato.
Ci sono dunque abbastanza motivi per evitare gli olii di semi industriali, eliminandoli dalla tua dieta e dalla tua dispensa per sempre. Dovresti anche evitare di mangiare cibi raffinati che ne contengono spesso grandi quantità, purtroppo compare anche in alcuni prodotti biologici.



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