OSSIDO DI ETILENE, SAPETE PER CHE COSA VIENE UTILIZZATO IN CAMPO ALIMENTARE?
L’ossido di etilene è un composto chimico utilizzato come pesticida e insetticida e come disinfettante delle attrezzature mediche e chirurgiche.
Vietato da moltissimi anni in Europa perché “cancerogeno, mutageno e tossico”, è invece utilizzato in Paesi terzi come l’India.
Ecco che succede che prodotti non conformi contenenti ingredienti trattati illegalmente con ossido di etilene vengano venduti in Europa come beni di consumo quotidiano, all’insaputa dei consumatori e in violazione delle regole Ue.
L’ossido di etilene si può trovare in alte concentrazioni nei semi di sesamo e altri prodotti come cereali, riso, noci, legumi, semi, frutta e verdura, erbe e spezie, caffè, gomma di guar (E412) e nella farina di semi di carrube.
Quest’ultima, indicata in etichetta con la sigla E410, è ampiamente utilizzata nell’industria alimentare e in pasticceria come addensante, emulsionante, stabilizzante e gelificante per:
• prodotti da forno dolci e salati
• gelati
• caramelle e confetti
• yogurt
• creme
• bevande
• salse e sughi
• formaggi cremosi
• condimenti
Riguarda anche il settore della frutta, vi siete mai chiesti perchè ai banchi dei supermercati trovate sempre la frutta tutta della stessa dimensione, mai matura, senza nemmeno una ammaccatura, nonostante sia li da settimane?
Questa è la magia dell’etilene.
Le ragioni stanno tutte nel business che sta dietro il commercio dell’ortofrutta.
In primis dobbiamo capire una cosa, esistono due tipologie di frutti quando si parla di maturazione: quelli climaterici e quelli non climaterici.
I primi riescono a proseguire la maturazione anche dopo la raccolta, i secondi invece non maturano una volta staccati dalla pianta.
In parole povere quelli climaterici sono quelli che, producendo naturalmente l’etilene, l’ormone vegetale che provoca la maturazione, sono in grado di maturare anche dopo essere stati staccati dalla pianta.
Questa caratteristica naturale viene sfruttata dalla grande distribuzione.
Che richiede che i frutti siano raccolti acerbi, in quanto la maturazione avviene successivamente, in modo artificiale, a temperature più elevate e con somministrazione atmosferica di etilene esogeno.
Solo dopo questa maturazione “in frigo, e con l’aiuto della chimica, il frutto è pronto, e viene commercializzato.
Questa è anche la conseguenza dell’allungamento della filiera, perché con una filiera corta si poteva ancora raccogliere frutta “quasi” matura”, con le moderne tecniche di mercato solo roba acerba.
E quindi, poichè i supermercati desiderano che la frutta si conservi il più a lungo possibile sugli scaffali, obbligano i fornitori a raccoglierla acerba, incuranti del fatto che non sarà altrettanto buona, dato che gli zuccheri non si sono completamente sviluppati.
Questo fa si, ad esempio, che le mele che acquistiamo in questo periodo sono quelle raccolte ad ottobre dell’anno scorso, dopo essere state “parcheggiate” per 9 mesi in atmosfera controllata.
Per non parlare poi della frutta proveniente dai paesi extra UE come la frutta esotica.
Ma questi aspetti non interessano minimamente alla maggioraza dei consumatori, soprattutto perché ci siamo abituati a trovare tutto in un unico punto vendita e questo si concilia bene con i ritmi della vita di oggi, poi se mangiamo merda è un problema secondario.
Eppure basterebbe pochissimo per risolvere il problema, ogni volta che ci trovassimo di fronte a frutta con la consistenza di un “pezzo di legno”, dovremmo cercare il responsabile del supermercato, dicendogli:
“Vede, io quella frutta non matura non la compro, lo dica ai suoi capi”.
Se facessimo tutti così, basterebbe poco tempo per modificare le dinamiche della grande distribuzione.
Pensateci!!



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