L’INDUSTRIA LUCRATIVA DELL’ACQUA IN BOTTIGLIA
L’Italia è la prima in Europa per il consumo di acqua in bottiglia. Detiene un primato non molto bello, visto che solleva importanti questioni ambientali e sanitarie. Il primo riguarda l’eccessivo consumo di plastica e il secondo per la plastica in se stessa che è altamente nociva per la nostra salute.
Vi siete mai chiesti perché consumiamo così tanta acqua in bottiglia? Pensate che le persone hanno cominciato a bere l’acqua in bottiglia negli anni dell’industrializzazione, quando le acque erano inquinate a causa delle industrie che rilasciavano residui tossici. Era il metodo migliore per non ammalarsi, ma non comodo, poiché le bottiglie erano di vetro. Successivamente, fino agli anni ‘70, la maggior parte delle persone beveva l’acqua del rubinetto, perché gratuita, sicura e facilmente reperibile. Sicuramente chi è nato in quell’epoca ricorderà sicuramente che nelle città c’erano rubinetti e fontane in apposite aree dove tutti potevano rifornirsi di acqua potabile!! Poi tutto sparito!!
La situazione cambia completamente negli anni ‘70, quando la famiglia DuPont ( non so a voi ma questo è un nome che mi ricorda qualche cosa, sarà un caso?) realizza la prima bottiglia di plastica (PET), e da lì la sua produzione non si è più fermata. Potenti campagne di marketing hanno instillato nel pubblico il dubbio sulla qualità dell’acqua pubblica, promuovendo quella in bottiglia come più “pura” o “unica”. Ma vediamo se effettivamente le cose sono come ci dicono. Perché pochissime persone bevono acqua del rubinetto? La risposta è “a causa della disinformazione”. La paura è il primo fattore che ci viene impresso. La preoccupazione maggiore è quella del calcare, che molti ritengono che possa rovinare i reni. Il calcare, il cui nome scientifico è carbonato di calcio, è tra i composti più impopolari quando si parla di acqua del rubinetto. Molti pensano che favorisca la formazione di calcoli renali o che possa depositarsi negli organi come accade nelle tubature. La paura riguarda soprattutto le acque con un elevato residuo fisso, cioè con un alto contenuto di minerali disciolti al suo interno. Si tratta principalmente di sali di calcio e magnesio, che altro non sono che il lascito delle rocce porose con cui le acque vengono a contatto nel corso del lungo viaggio sotterraneo che le fa arrivare fino a noi. Questo è vero se parliamo di elettrodomestici, ma il nostro corpo è un “macchinario” del tutto diverso, nel quale le concentrazioni di minerali presenti nell’acqua potabile di casa non provocano le temute “incrostazioni” o, appunto, i calcoli renali.
La grande maggioranza degli studi scientifici non ha infatti riscontrato alcuna correlazione tra la durezza dell’acqua (una misura della concentrazione di calcare) e la formazione di calcoli renali. “Il consiglio di utilizzare acque leggere o oligominerali al posto dell’acqua del rubinetto per evitare la calcolosi renale non è giustificato da evidenze scientifiche. Se assumere calcare non fa affatto male, una sua carenza può costituire un problema di salute. Al pari degli altri sali minerali che introduciamo quotidianamente con gli alimenti, anche quelli assunti con l’acqua del rubinetto sono essenziali affinché i processi fisiologici del corpo umano procedano correttamente.
Inoltre se la paura è che i sali dell’acqua corrente siano in concentrazione troppo alta, va tenuto conto che i livelli sono monitorati e che, nel mondo occidentale, l’acqua potabile non è la principale fonte di elementi essenziali per gli esseri umani. E’ davvero improbabile che una persona assuma in eccesso queste sostanze soltanto consumando acqua. Quindi il discorso dei calcoli renali non sta in piedi, anzi è dovuto totalmente da altri fattori, informatevi. Un’altro aspetto per cui le persone non si fidano di bere l’acqua del rubinetto è per ragioni di purezza e sicurezza. Se non lo sapete in Italia abbiamo un’acqua corrente di ottima qualità, l’85% della nostra acqua potabile proviene da falde sotterranee che sono naturalmente protette e incontaminate e richiedono trattamenti minimi. Inoltre, l’acqua potabile viene sottoposta regolarmente a controlli capillari e a eventuali processi di purificazione. Qualcuno potrà obbiettare sul fatto di possibili contaminazioni microbiche o di sostanze tossiche note da tempo, tra cui le microplastiche. Vero!! Ma ormai si trovano ovunque, anche nel ciclo dell’acqua, e sono state rilevate sia nell’acqua in bottiglia sia in quella del rubinetto, maggiormente in quella in bottiglia.
Vi dò 4 validi motivi per cui dovreste evitare nella maniera più assoluta l’acqua della bottiglia.
- Ingestione di sostanze pericolose
L’università di Perugia ha recentemente stimato la presenza di un vasto numero di sostanze rischiose e cancerogene. Si tratta di aldeidi, monomeri, antimonio, e persino della formaldeide. Formaldeide e acetaldeide sono i composti responsabili dell’odioso e caratteristico “sapore di plastica” che si sperimenta occasionalmente bevendo l’acqua in bottiglia.
Il rilascio di queste sostanze è quasi sempre dovuto alle condizioni di stoccaggio e trasporto dell’acqua e alla sua esposizione al sole. Anche se le bottiglie di PET non contengono, in condizioni normali, concentrazioni troppo alte di formaldeide non possiamo ottenere garanzie, all’atto d’acquisto, in merito al precedente corretto stato di conservazione. Qual è stato il viaggio di quelle bottiglie prima di giungere nelle nostre mani? Anche quando ponessimo attenzione a seguire alla lettera le raccomandazioni in etichetta (“Conservare in luogo fresco ed asciutto, lontano da fonti di calore”), come possiamo essere certi che chi ci ha preceduto abbia fatto lo stesso? - E’un Business e una Moda
L’acqua in bottiglia costa circa 1.000 volte più di quella del rubinetto. I consumatori sono convinti che ciò sia dovuto al fatto che è sottoposta a diversi test, ma è vero proprio il contrario e cioè che l’acqua del rubinetto è normalmente più controllata di quella in bottiglia. Secondo Legambiente le acque in bottiglia alimentano nel nostro paese un giro d’affari di 10 miliardi: i guadagni per le aziende produttrici sono molto alti, anche perché i canoni concessionari sono irrisori, ovvero circa 1 millesimo di euro al litro, quindi 250 volte meno del prezzo medio pagato dal consumatore per una bottiglia. Molte aziende, inoltre, millantano “effetti miracolosi” del prodotto, dovuti a benefici poco chiari, dettati dalla moda del momento. - Impatto Ambientale L’inquinamento terrestre causato dalle bottiglie di plastica è un problema enorme. Leggete i report su questo argomento.
- Sicurezza microbiologica
Dal momento in cui una bottiglia d’acqua viene aperta sono numerose le occasioni di contatto con germi e batteri, che la plastica trattiene facilmente e più del vetro. Questo fenomeno si amplifica, naturalmente, quando si beve direttamente dalla bottiglia e tocca le sue massime conseguenze quando la bottiglia viene riutilizzata più e più volte. Anche sotto questo profilo, dunque, è evidente il vantaggio dell’acqua di rubinetto, che viene consumata sul momento.
Non bere acqua del rubinetto è un’abitudine imbarazzante e ingiustificata. Scegliere l’acqua del rubinetto non è solo un gesto per l’ambiente, ma anche un vantaggio per il portafoglio e, potenzialmente, per la nostra salute. Toglietevi la paura, abbiamo la fortuna di avere acqua di qualità che viene direttamente dal nostro rubinetto di casa, usatela finché possiamo, se poi volete decorarla in modo naturale basta semplicemente che la versate in una brocca e lascarla ferma, meglio in frigorifero, perché il freddo facilita la fuoriuscita del gas e il cloro evapora naturalmente, per un tempo di una, massimo due ore. Vi bevete un’acqua sana, fresca e a bassissimo costo. Riflettete..



Commenti
Posta un commento