PERCHE GLI ADDITIVI ALIMENTARI VANNO EVITATI NELLA MANIERA PIU’ ASSOLUTA.

                     


Non è chiaro quanto o quanti additivi mangiamo. Nell’UE, ne sono ammessi più di 2.000. Negli Stati Uniti il numero è sconosciuto, ma si stima che sia superiore a 10.000. 

Siccome la produzione è diventata interamente automatizzata, con robot controllati da computer che tagliano le verdure, macinano la carne, mescolano la pastella, estrudono l’impasto e avvolgono il prodotto finale, per far sì che gli alimenti possano resistere al processo sono necessari molti additivi.  Mentre il cibo viene sottoposto a questo processo di sminuzzamento robotico, i colori o i sapori si perdono, allora, come abbiamo visto, li si sostituisce a livello chimico.

Gli additivi sono tantissimi, parliamo di migliaia di sostanze diverse, ci sono aromi, esaltatori di sapidità, coloranti, emulsionanti, dolcificanti artificiali, addensanti, umettanti, stabilizzanti, regolatori di acidità, conservanti, antiossidanti, agenti schiumogeni, agenti antischiuma, agenti volumizzanti, agenti carbonatanti, agenti gelificanti, agenti di rivestimento, agenti chelanti, agenti sbiancanti, agenti lievitanti, agenti chiarificanti e tanti altri. Ne evidenzierò solo alcuni, i più comuni che troviamo in tutti gli alimenti ultraprocessati.

Uno di questi si chiama emulsionante e la categoria in cui se ne fa più uso è nel pane industriale e prodotti da forno. In natura lo si trova nel tuorlo d’uovo e si chiama “Lecitina”. E’ uno degli emulsionanti più comuni che si trovano negli elenchi degli ingredienti del cibo industriale, viene ricavato dalle uova, dalla soia o da altre fonti. Le lecitine sono classificate come naturali, ma sono spesso costituite da miscele, tutt’altro che naturali, di sostanze chimiche presenti in natura, che sono state ulteriormente modificate a livello chimico.

Ci sono anche sostanze come come il polisorbato 80, la carbossimetilcellulosa e gli esteri mono- e diacetiltartarici di mono-e digliceridi, noti anche come E472e o DATEM. Il DATEM è prodotto attraverso la lavorazione di grassi animali o vegetali (trigliceridi). Queste sostanze non sono presenti in natura ma, come le lecitine, sono simili alle molecole biologiche e questa somiglianza può essere pericolosa. Negli esperimenti sulle cellule nei laboratori, l’emulsionante sembra in grado di inserirsi nelle membrane cellulari e questo potrebbe collegarsi ai danni che provocano nell’intestino, anche il funzionamento del DATEM negli alimenti non è ancora del tutto chiaro. Sapete qual’è l’industria americana che produce queste sostanze? E’ la DuPont!! Vi ricorda qualche cosa? Viene commercializzato con il machio Panodan.

C’è poi un altro emulsionante che aggiunge una maggiore cremosità ai prodotti a basso contenuto di grassi, uno ampiamente utilizzato nelle gomme da masticare e nel PVC, e un altro ancora in grado di migliorare l’impasto e la struttura della mollica, oltre a funzionare bene nelle materie plastiche come agente «antiappannante». 

Ma la sostanza simile all’emulsionante più famosa impiegata da DuPont è l’acido perfluoroottanoico o PFOA, un acido carbossilico di sintesi. Questo veniva utilizzato per evitare che i rivestimenti in teflon™ (o rivestimenti in PTFE) si aggregassero durante la produzione, viene utilizzato nel rivestimento in teflon delle pentole e nei packaging alimentare. È uno di quei composti organofluorurati artificiali più comunemente noti come «sostanze chimiche per sempre» che si accumulano in qualsiasi organismo che le ingerisce. Secondo un rapporto del 2016 dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, è associato a colesterolo alto, aumento degli enzimi epatici, diminuzione della risposta vaccinale, difetti alla nascita, ipertensione indotta dalla gravidanza e cancro ai testicoli e ai reni.

Ma fermatevi un attimo, capite la gravità della cosa, di che cosa ci mettono negli alimenti pubblicizzati da queste multinazionali del cibo e che voi vi mangiate? Per diversi decenni, dopo aver iniziato a utilizzare il PFOA negli anni Cinquanta, DuPont ha scaricato centinaia di migliaia di libbre di PFOA nel fiume Ohio e nei «bacini di digestione», da cui è entrato nelle falde acquifere, e quindi nell’acqua potabile di oltre 100.000 persone, nei pressi dello stabilimento Washington Works nel West Virgini”. Non pensate che sia un episodio limitato a quella zona, immaginate quanto ne avranno scaricato nelle stesse quantità altre aziende nel mondo. Secondo Rob Bilott, l’avvocato ambientalista che portò avanti la class action, «DuPont ha cercato per decenni di nascondere le proprie azioni. Sapevano che quella roba era dannosa, ma hanno continuato a sversarla comunque.

Il PFOA non è un emulsionante alimentare e provoca danni in modi e dosaggi molto diversi rispetto agli emulsionanti utilizzati in alcuni cibi ultraprocessati, ma questo fatto successo vi deve far riflettere su due cose. La prima è quella di fare acquisti in modo più consapevole e la seconda è quella di imparare dal fatto successo con la DuPont, cioè di non fidarsi in alcun modo di queste multinazionali del cibo e delle certificazioni sulla sicurezza che dicono di avere su queste sostanze di largo utilizzo.

Ritornado sul discorso emulsionanti, i due degli emulsionanti più diffusi, e quindi più studiati, sono la carbossimetilcellulosa e il polisorbato 80, quelli che vi ho menzionato all’inizio,  Il polisorbato 80, noto anche come monooleato di poliossietilensorbitano o E433, è un emulsionante interamente sintetico. Si trova in molti sottaceti kosher, gelati, panna da montare, dentifrici, creme idratanti, shampoo e tinture per capelli. La carbossimetilcellulosa, nota anche come gomma di cellulosa o E466, è stata inventata durante la Prima guerra mondiale. È un polimero ottenuto da zuccheri vegetali alcalinizzati con un processo chimico che utilizza l’acido cloroacetico ed è impiegato in molti prodotti ultraprocessati dalla consistenza densa e appiccicosa perché impedisce alla struttura di sfaldarsi. Nel 2015, un gruppo di ricercatori statunitensi e israeliani ha pubblicato sulla prestigiosa rivista «Nature» un’interessante serie di esperimenti che vede come protagonisti la carbossimetilcellulosa e il polisorbato 80. Fu il primo di un numero crescente di contributi che dimostravano tutti la stessa cosa. Durante lo studio, i ricercatori hanno testato il polisorbato 80 e la carbossimetilcellulosa nei topi con concentrazioni inferiori a quelle che tutti noi assumiamo regolarmente” “In sole 12 settimane, i cambiamenti sono stati notevoli. La barriera del muco era gravemente danneggiata. Anche alcuni tipi di microbi del microbiota ne sono stati colpiti, con una riduzione del livello di batteri della specie Bacteroides fragili  tipicamente associati a uno stato di buona salute  e un aumento del livello dei batteri che lacerano la parete mucosa e causano infiammazione. La conclusione dell’articolo di «Nature» sostenava che gli emulsionanti alimentari «potrebbero, dopo la metà del XX secolo, aver contribuito all’aumento dell’incidenza delle malattie infiammatorie intestinali, della sindrome metabolica e forse di altre malattie infiammatorie croniche». Potrei parlare ancora di altri migliaia di additivi utilizzati nel cibo di largo consumo, che danneggiano gravemente la salute, ma riflettete su quanto scritto e cercate di evitare l’uso di questi cibi, si può ancora mangiare sano basta volerlo. Non permettete più a queste multinazionali di manipolare e controllare le vostre scelte alimentari, la salute è solo vostra e nessuno può interferire e controllare.


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