CONSUMISMO ALIMENTARE, LA NUOVA FORMA DI SCHIAVITU'!!

 


Lo sapevate che un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Ogni anno vengono sprecate nel mondo oltre 1,5 miliardi di tonnellate di cibo, per un valore economico che arriva a 1.200 miliardi di dollari, e solo in Italia, questa perdita vale complessivamente oltre 13 miliardi di euro all’anno, di cui più del 50% è dovuto al solo spreco alimentare nelle nostre case. Solo pensare a quanto sottraiamo alla terra e alla natura in questo modo scellerato per questo eccessivo consumismo è qualcosa di abominevole e contraddittorio. 

Questa malsana società moderna  ci richiede di fare del consumismo il nostro stile di vita.
Abbiamo bisogno di cose che vengano consumate, distrutte, usurate, rimpiazzate e gettate con un ritmo sempre più crescente. Ha bisogno di persone che mangino, bevano, vestano, guidino, vivano, in un consumismo sempre più complicato e, di conseguenza, sempre più costoso.

Questa attuale civilizzazione, se cosi possiamo ancora chiamarla, produce il 40% al di sopra delle capacità sostenibili.
Per mantenere questo meccanismo abbiamo bisogno di alimentare la produzione con le risorse del pianeta. Minerali, metalli, carburanti fossili e biomassa. Ma non si tiene conto che con la loro estrazione si generano cambiamenti idrogeologici, in termini di biodiversità e paesaggio, e la degradazione del suolo. Inoltre durante l’utilizzo e trasformazione nei vari processi produttivi, vengono rilasciate emissioni nell’aria e nell’acqua, che  contribuiscono ad un inquinamento ambientale notevole, all’eutrofizzazione e acidificazione del suolo, delle acque e dell’aria.
Per non parlare della deforestazione per far largo a nuovi terreni coltivabili, la quale implica estinzione di molte specie animali.

Se ci pensiamo tutta questa abbondanza dovrebbe metterci in una condizione di vita sana, felice e longeva, ma invece è esattamente il contrario, pensate che paradosso: oggi nel mondo oltre 2 miliardi di persone si possono definire sovrappeso, e 700 milioni di queste hanno superato la soglia dell’obesità, 1 miliardo abbondante si trova nelle fauci della fame cronica. E ovvıamente le malattie metaboliche conseguenti, tipo diabete e malattie cardiovascolari, autoimmuni e via dicendo, sono aumentate in modo preoccupante, oltre a essere ricorrenti e riguardanti anche la fascia della popolazione giovanile.

Lo spreco alimentare non costituisce solo un problema etico, ma provoca anche grandi danni economici ed enormi danni ambientali, senza dimenticare gli ulteriori costi economici e ambientali per raccogliere gli scarti alimentari e smaltirli. Soprattutto se i rifiuti, come gli imballaggi di plastica, vengono dispersi nell’ambiente in modo non corretto.

Dovremmo riflettere su un aspetto molto importante: dietro ogni acquisto, dietro ogni oggetto usa-e-getta, c'è una lunga catena invisibile fatta di sfruttamento del lavoro, talvolta sfruttamento del lavoro minorile,  depredazione delle risorse e, infine, una montagna di rifiuti.

Spesso tutto questo accade lontano dai nostri occhi, in Paesi già segnati dalla povertà, dall’instabilità economica e da una disuguaglianza storica che oggi assume nuove forme. Il consumismo non è solo un’abitudine: è un modello culturale e socioeconomico in cui il valore delle persone e delle nazioni viene misurato in base a ciò che consumano. Il problema non è finalizzato solo a quanti oggetti o cibo acquistiamo, ma come vengono prodotti e dove finiscono una volta considerati “inutili” o non più commestibili.

Per risolvere questo enorme problema servirebbe “l’educazione alimentare”. E’ questo che manca nelle persone, il comprendere la funzionalità degli alimenti e delle loro combinazioni, a orientarsi tra le scelte possibili, a costruire un rapporto più consapevole, equilibrato e sereno con ciò che mangiamo. Non basta, infatti, scrivere una lista di alimenti da eliminare, ma bisogna imparare a scegliere. Dedicare del tempo nel cucinare. Non servono regole rigide, ma strumenti di consapevolezza e conoscenze fondate su dati solidi. L’educazione alimentare diventa quindi un vero e proprio percorso che non si esaurisce finalizzandola seguendo una dieta, ma si costruisce gradualmente attraverso informazioni corrette, esperienze personali concrete e una cultura del cibo capace di coniugare salute, qualità e consapevolezza.

Solo così l’alimentazione torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: un alleato della salute, un gesto di cura verso sé stessi e, soprattutto, un piacere. Mentre quello che ci portano a fare le multinazionali del cibo, i governi e quelli che stanno al potere è esattamente il contrario, delegare loro per decidere cosa mangiare, quanto mangiare, così da illuderci di essere in uno stato di finto benessere, portandoci a pensare di non avere mai tempo, perché passiamo la nostra vita a lavorare ininterrottamente per acquistare cibo, oggetti e cose inutili prodotti da loro per un unico interesse: IL LORO!! Ma la realtà è totalmente diversa!!! Riflettete………


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